DA

NOVELLE
NOVECENTESCHE

DIRETTORI

RENATO VERNOLA
ANTONIO MANUPPETTI

"LA NASCITA
DI
CAINO"

ELISABETTA MAYO

PRIMO VIAGGIO FUORI TEMPO


1

    Ero partita non sapevo da dove, non sapevo quando. Non avevo fatto cammino, non avevo visto stazione, non avevo sentito rumore: silenzio infinito, pauroso buio, silenzio nero.

    Ero lì, ma non mi toccavo e non mi vedevo. Come ero lì su quell’ oceano nero ?

***

    Non un rumore.

    Un gabbiano - forse - un’ uccello che volava laggiù in un punto lontanissimo che non era più distanza, pareva cercare qualche cosa, ma lo sbattere inquieto delle ali non giungeva a me.

    Accanto al mare e con la stessa infinita lontananza non calcolabile e con lo stesso spettrale aspetto ieratico una terra gialla, per un lunghissimo tempo gialla, pareva chiedere e attendere invano un passo che la misurasse. Vergine, mai guardata, mai toccata, mai amata, chiedeva al vento, che solo popolava la solitudine immensa, il seme. E il vento, fra le poche giovani chiome degli immobili abitanti dell’infinita distesa, mugolava con tutte le voci umane non ancora nate.

    Nessuno aveva mai misurato il mondo, nessuno sapeva l’infinito ripetersi di orizzonti desolati.

    Adamo ed Eva vivevano nel giardino fiorito dove solo i fiori non seminati erano nati, tutti i fiori giganteschi e tutti i frutti. Vivevano. E per loro i confini erano le ore di sole, che ogni sera camminando avrebbero sognato con il loro cammino. Non più di questo cammino chè l’acqua chiara, il frutto e il sonno li richiamavano al centro.

    Eva con le gambe sottili, nere, nervose, camminava danzando con un passo da capriolo e saliva e scendeva e rideva con giocondità inimmaginabile. Nella sua visione non un fatto, non una data, non una cosa: colore, sapore, luce.

    Iddio la incontrava al suo giungere con gioia, lieto del suo animale più bello e Adamo godeva di questa gioia divina che era la sua. Camminavano allora e i passi giganteschi di Dio si moltiplicavano nel piccolo cammino di Eva. Anche Egli era la piccola cosa gioconda e chiara, senza tempesta, con una sola faccia gonfia di gioia.

    Non aveva bisogno Iddio di essere terribile e infinito ma era grande, grande per Eva che lo guardava con i suoi occhi e non lo vedeva quasi.

    Solo ella si appoggiava al suo Dio con stanchezza, a volte verso il tramonto, quando il fiore dei piccoli seni sembrava contenere con peso infinito tutto il nutrimento per l’ umanità non nata, e quando il piccolo ventre era pronto nella contrazione a partorire per la seconda volta questa cosa di Dio, mortale ed eterna “l’ uomo”. E Iddio sorrideva perché non era ancora giunto per l’ uomo il destino crudele della disobbedienza.

    Diceva Adamo alla donna sua, con rimprovero, di non pesare su Dio.

    Ma era legge che su Dio ogni peso insopportabile e infinito si posasse e sovente l’ Onnipotente diceva : - lascia, è scritto ! Era questo il primo mistero per Adamo perché l’ Onnipotente per lui non era un mistero.
    - Come, padre nostro, è scritto ?
    - Tu non sai, tu non saprai, ma è scritto.

    Pareva che nemmeno Dio sapesse o potesse impedire ciò che “era scritto”, perché ne aveva dolore.

    Aveva creato il mondo e non attendeva che il peccato per popolarlo. Lo chiamò peccato infatti e lo affidò all’ uomo, che pareva ormai temprato, il compito di compierlo.

    L’ aveva accompagnato per tutto l’Eden, passo per passo, l’aveva cresciuto tanto da renderlo audace, da renderlo forte. Dopo averlo creato gli aveva dato la sua divinità dividendo con lui il cammino, il primo cammino; gli aveva proibito di essere Dio per infondergli il desiderio e l’ adorazione di Dio. Il desiderio che è già un po’ divinità.

    Quando vide che tremava davanti a lui, disse : - Egli è pronto - egli conosce oggi chi sono io, egli, egli è già un poco me. Questo male è un bene. Egli ha già la sua missione e continuerà il mio lavoro. E lo maledì.

    Uscendo dall’ Eden maledetti da Dio, perché era scritto, Adamo rimproverò Eva della fatica che Dio gli imponeva. Eva rimproverò Adamo. Si voltarono per rimproverare Dio, ma Dio non c’era, anzi da quel giorno Dio non fu più visibile. Adamo disse ad Eva :
    - Io sono pronto.
    Eva rispose : "si compia la volontà di Dio". E si incamminarono, per il lungo cammino, nel mondo che non era stato mai camminato.

    Giungeva da lungi una strana figura vivente. Non era Dio, non era il Serpente, né era l’incubo del male che doveva penetrare nel Dio da una faccia sola di gioia, chè quell’incubo era già di Dio quando lo aveva costretto a creare il male.

    Disse allora Adamo, rovinato già dal Serpente :
    - Chi sei e che vuoi ? Presto !

    La bestia era grande, grassa enorme, era giunta da lungi con passi giganteschi e sotto le zampe, che non furono chiamati artigli, avrebbe potuto schiacciare parecchi uomini e nella bocca nasconderne egualmente. Ma disse con semplicità di agnello :

    - Vengo da lungo tempo, ho visto il sole per numero di volte infinito, cercavo qualche cosa, ma da così infinito lontano desiderio non ho visto nulla. Sul mondo non c’è nulla. Che vuol dir ciò ? Io cerco Dio.
    - Iddio è scomparso - disse Adamo - ma se vuoi aver contatto con lui sta qui con noi.
    - Io ho cercato Iddio sempre dal primo giorno che vidi, ma ho visto il mare che non aveva fine, il cielo che non aveva principio, e la terra che non ha dimensioni, e ho camminato sempre e non ho visto che cielo e terra. Dov’è Iddio ?
    - Cosa mangi tu ? - disse Adamo che era diventato uomo piccolo senza divinità e aveva dimenticato Dio per miracolo come se da tempo non lo vedesse, ora che i minuti erano secoli, non più i secoli minuti.

    Tacquero. Avevano passato il limitare da poco e non avevano fatto cammino, ma la terra d’intorno era gialla allo infinito senza nessun punto di rapporto come se per anni avessero camminato.
    - Cosa facciamo ? - cosa facciamo ? Disse Eva - ora che Dio non è più con noi ?
    - E cosa siamo e dove andiamo ? - domandò Adamo. - Bisogna ritrovare Dio - disse Eva - per dirgli che è stato cattivo con noi. Bisogna che ci spieghi, che ci insegni, che cosa sono questi tre colori distesi all’infinito e che cosa queste giovani piume ?
    - E cos’è questa musica ? - disse Eva - sentite ?
    ( Violento il sibilo del vento rasentava la terra ).
    - Questa voce è di Dio - disse Adamo - ma per la prima volta non capisco cosa dice.
    - Ascoltiamo.
    Con tutte le voci umane non ancora nate, il sibilo di Dio carezzava la terra.
    - Io non capisco - disse Eva.
    Egli diceva sempre cose chiare, ma ora egli è oscuro per noi.

    Passò il tempo. Camminarono e dimenticarono, vissero e dimenticarono, si spostarono con le gambe gigantesche dell’animale lento e veloce tenendosi stretti alla sua testa immensa con le loro braccia e le loro gambe tese. Camminavano in cerca di Dio. E si fermarono e rincamminarono ancora, poi Adamo scavò per tutte le ore di sole delle sue giornate i pomi della terra.

    Faticava e sudava.

    Un giorno la bestia gli disse:
    - Andiamo, vieni, vicino alla tua donna che dorme : c’è un nuovo animale strano.
    - E’ un serpente ? - chiese Adamo.
    - Non è un serpente; io ho avuto ripugnanza di mangiarlo perchè somiglia a te.
    - Sarà il mio spirito malefico.
    - No non credo che sia il diavolo. Vieni.
    - Sarà Dio, andiamo.
    Nell’attimo della lunga strada la bestia ripetè :
    - Sarà Dio.

    Arrivarono.

    Arrivarono.Sul giallo della terra era germogliata l’erba verde e su questo verde, Eva, stesa supina, coperta da foglie mal connesse, gemeva. Vicino a lei, quasi animale nocivo che l’avesse offesa, un immenso ranocchio roseo guardava senza vedere, con occhi umani.

    Arrivarono.Un rivolo di sangue macchiava il verde della tenera erba novella.

    Arrivarono.Gemevano.

    Arrivarono.La bestia affermò : E’ Dio !

    Arrivarono.Adamo immobile, con occhi folli guardandolo si postrò e disse : Padre !

    Arrivarono.Ma siccome la carne di questo nuovo essere era muta e non parlava con voce divina, Adamo, guardando il compagno che gli aveva portato la novella, disse :
    Arrivarono.- Questo insetto è nocivo : bisogna distruggerlo.

    Arrivarono.Ma la voce di Eva, dissepolta da profondità sconosciuta, disse : - Lasciate vivere quest’uomo che viene da Dio.
    Arrivarono.E lo chiamò : Caino.

Elisabetta Mayo


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